Scream 7

Regia – Kevin Williamson (2026)

Mi sono presa una settimana di pausa per motivi validissimi che però non posso spiegarvi adesso, ma vi prometto che farò a breve, e torno per parlare dell’horror più vituperato del momento, anche a prescindere dal suo effettivo valore.
La storia produttiva di Scream 7, lo sappiamo, è un ben ginepraio di fatti molto brutti e comportamenti poco etici. Faccio un rapidissimo riassunto per chi non avesse seguito la vicenda: Scream VI esce a gennaio del 2023, seguito a breve dall’annuncio del settimo film. I Radio Silence abbandonano la cabina di regia, per cedere il posto a Christopher Landon. Il cast è confermato e tutto va a gonfie vele. Si cominciano a fare speculazioni su come proseguirà la storia delle due sorelle, se finalmente entrerà in scena la loro misteriosa madre, e c’è pure chi fa del fan casting per il personaggio.
Poi, il disastro: Melissa Barrera viene licenziata dalla Spyglass a causa delle sue posizioni a favore del popolo palestinese, e Jenna Ortega la segue a ruota. Landon, costernato, si ritira tra le braccia di Jason Blum.
Si dà quindi il via a una delle fasi più caratteristiche dell’ambiente hollywodiano: lo psicodramma, reso in questo frangente ancora più drammatico dal fatto che una faccenda tutto sommato triviale come la realizzazione di uno slasher si fosse mischiata a una situazione ben più allarmante, quella di un genocidio in diretta mondiale, tanto per capirci. Dopo un po’, Neve Campbell in persona annuncia che Scream 7 si farà, che lei tornerà a ricoprire il ruolo di Sidney Prescott, e che dirigere il film toccherà nientemeno che a Kevin Williamson.

Non so se vi interessa sapere come la penso io i merito a tutto questo puttanaio, ma ve lo dico lo stesso: credo che quello che è stato fatto a Melissa Barrera sia una porcata senza pari, ma credo anche che la Palestina c’entri poco e che sia stata soltanto una scusa (il che non allevia, ma aggrava semmai la stronzaggine della Spyglass, sia chiaro) per far fuori Samantha Carpenter, che a me piaceva tantissimo, ma che andava contropelo a una larga parte del fandom. Inoltre, l’operazione dei Radio Silence di liberarsi gradualmente dei personaggi storici per fare spazio a quelli nuovi, i core four di Scream e Scream VI, era molto intelligente, e anche molto ben condotta, fatta salva la già più volte ribadita stronzaggine della Spyglass che non aveva voluto pagare a Neve Campbell la cifra da lei richiesta per far parte del cast di Scream VI, e anche allora non era stata proprio una passeggiata far arrivare il film in sala.
Ho rivisto tutti gli Scream dal primo all’ultimo, prima di andare in sala a vedere il settimo e, nella mia personale classifica di gradimento, il sesto sta davvero parecchio in alto.
Tutto questo per dire che a me la strada intrapresa con i nuovi film era sembrata quella giusta: per quanto mi faccia piacere rivedere Sidney sullo schermo, è comprovato che se ne poteva fare serenamente a meno.
Ma non è colpa di Neve Campbell e neanche di Kevin Williamson, che ha dovuto prendere per la coda un progetto impazzito, completamente riscritto e rimaneggiato, e si è trovato per le mani una bomba a orologeria, tra boicottaggi e pressioni di cui lui non ha alcuna responsabilità.

Non è necessario ripetere quello che Scream significa per me: ce n’è traccia in ogni angolo di questo blog, quindi mi limito a dire che è la mia via e non approfondisco oltre. Chi lo sa, lo sa, chi non lo sa, penserà che sono pazza, e mi sta bene così.
Sono andata a vedere Scream 7, da sola come da tradizione, al primo spettacolo disponibile il giorno in cui è uscito in sala, quindi mercoledì scorso, ed è da allora che non smetto di pensarci.
Cominciamo col dire che sono molto felice che, dopo la bellezza di sette film, non ce ne sia ancora uno che io possa definire brutto. Ma Scream 7 resta un lavoro pieno zeppo di problemi, narrativi e strutturali, che ne inficiano la resa a ogni sequenza, come se ogni volta che sta per decollare sul serio, ci fosse qualcosa a fargli da zavorra. È a un po’ al livello del terzo film, pure quello funestato da diversi psicodrammi in corso d’opera. Secondo me è leggermente superiore, ma mai come in questo caso, la preferenza dipende dal vostro gusto personale: la mia cade su Scream 7 perché è, a oggi, il film più violento della saga, quello con gli omicidi più creativi, mentre Scream 3, per cause indipendenti dalla volontà di Craven, uscì molto annacquato da quel punto di vista. Per il resto, stiamo più o meno lì.
Stavolta non ci troviamo a Woodsboro, ma in un’altra piccola città californiana, dove Sidney si è trasferita con marito e figlie: due gemelle (già viste in Scream 2022) piccole che, per l’occasione, se ne stanno al sicuro dalla nonna paterna, così non abbiamo il problema dei permessi dei minori, e la diciassettenne Tatum (Isabel May).
Dopo un’ottima apertura, ambientata in una riproduzione della casa di Stu, chiamata “Maker House Experience”, ricominciano le telefonate del killer e, stavolta, pare che sia qualcuno che arriva dritto dal passato di Sidney. Se avete scorso velocemente i nomi del cast, dovreste anche sapere chi.

L’obiettivo del killer è Tatum e il codazzo di amici che la circonda, fidanzato sospettabilissimo compreso. Spunta Gale Weathers, facendo un’entrata in scena degna del suo nome, e si porta dietro i gemelli Mindy e Chad come stagisti, perché bisognava infilarceli in qualche modo, e la storia va avanti un po’ a spintoni, tra un omicidio messo in scena con grande classe, qualche citazione che indulge un po’ troppo nella nostalgia, e un paio di passaggi confusi. Tutto sommato, regge bene, intrattiene, diverte, fa tenerezza per il rapporto tra Sid e sua figlia, e Neve Campbell deve avere un grave mal di schiena, dato che si carica addosso tutta l’impalcatura un po’ traballante del film, e ne esce pure a testa alta.
Però.
Però manca ciò che rende Scream tale, ovvero la componente meta, ridotta a una singola scena, del tutto accessoria e pure fuori fuoco, in cui Mindy (Jasmin Savoy Brown) fa il computo dei sospettati. Si potrebbe obiettare che la componente meta è offerta dalla storia produttiva del film, e che Scream 7 dialoghi soprattutto con se stesso. In parte è vero, però, se proprio così doveva essere, andava calcata un po’ di più la mano, e bisognava farlo con un grado di intelligenza e cattiveria maggiori.
Qui c’è la critica, che sempre mi trova d’accordo, all’intelligenza artificiale, ma è più un espediente narrativo che una vera e propria riflessione. In questo modo, Scream 7 diventa quasi uno slasher normale, che non ha nulla da dire sulla forma, sull’estetica e sull’etica del cinema dell’orrore, come hanno fatto tutti i suoi predecessori, anche quelli meno riusciti.

Per fortuna, gli spunti di riflessione li si trova nel personaggio di Sidney e nel ruolo da lei ricoperto lungo la storia di questa luna saga, tanto che la sua assenza da New York nel capitolo precedente diventa uno snodo molto significativo della trama, come la sua eredità di final girl per antonomasia. C’è qui il riconoscimento ufficiale e dichiarato dell’unicità di Scream rispetto agli altri slasher: è la sua storia, e tutto ruota intorno a lei, non la storia di un assassino mascherato, la cui identità è intercambiabile e, infine, irrilevante.
È un concetto che rinnega quanto fatto in Scream 2022 e in Scream VI, ma, per come si sono messe le cose, era anche l’unica strada percorribile: Scream è Sidney e Sidney è Scream, e da qui non si può (più) scappare.
Il che ci porta allo svelamento del killer peggiore della storia dell’intero franchise, cosa che può anche essere voluta per i ragionamenti di cui sopra: un volto dietro la maschera vale l’altro, è una nemesi che Sidney è destinata a portarsi dietro con la rassegnazione della martire e la feroce determinazione della combattente, ma non è necessario che abbia un reale impatto sullo spettatore. Ghostface passa, Sidney resta, insomma.
Non sono sicurissima che mi convinca questa impostazione, perché credo Sid meriti di meglio, però è, se non altro, coerente.

Per quanto riguarda il boicottaggio che in molti stanno portando avanti, fate quello che la vostra coscienza vi suggerisce di fare, ovviamente. Io non voglio che il disastro combinato da altri ricada su persone che stimo e che ce l’hanno messa, evidentemente, tutta per portare a casa l’ennesimo film di una saga che non mi ha mai delusa.
La mia speranza è che questo non sia l’ultimo film in cui vedremo Sidney affrontare Ghostface, e che magari il prossimo non avrà alle spalle tutto il disastro, tipico tuttavia di quel tritacarne chiamato industria cinematografica, che ha contraddistinto la produzione di questo.
È uno dei tanti film con le cicatrici visibili ed esposte, si vedono proprio le scene aggiunte, le decisioni di scrittura prese all’ultimo, l’urgenza di avere un prodotto finito e presentabile per non far morire la serie.
È un bel film? Non lo so, sono priva di senso critico quando si tratta di Scream. Posso dirvi che mi sono divertita, in alcuni momenti addirittura commossa, e che Neve Campbell è sempre bravissima e splendida.
Williamson regista ha delle belle intuizioni, e si è studiato il lavoro di Craven a memoria, quindi visivamente il film è pulito e funzionale. I Radio Silence avevano più personalità, ma questo nel sesto film, perché nel quinto anche loro si erano attestati su Wes Craven. Come sul Piave.
Non so che altro dire, se non speriamo bene, e che non finisca qui, non così. Se deve essere un addio, voglio i botti, i fuochi d’artificio, voglio uscire dalla sala urlando, e non con questa malinconia che assomiglia a un mal di pancia dopo un’indigestione. 

4 commenti

  1. Avatar di bartvanzetti
    bartvanzetti · · Rispondi

    Sono tra gli spettatori a cui il quinto e il sesto film erano piaciuti ma senza esaltazioni particolari quindi forse per me il “trapasso” è stato più morbido. Questo film ha tutti i problemi che hai scritto ma io mi ci sono divertito un botto lo stesso e, sarò un boomer, ma vedere N.Campbell e C.Cox mi tocca dentro molto più delle protagoniste dei due film precedenti. E comunque , al netto di critiche e boicottaggi, pare che gli incassi lo stiano premiando.

    Mi sono perso una cosa: perché M.Barrera era invisa a una parte del fandom?

  2. Avatar di bartvanzetti
    bartvanzetti · · Rispondi

    Sono tra gli spettatori a cui il quinto e il sesto film erano piaciuti ma senza esaltazioni particolari quindi forse per me il “trapasso” è stato più morbido. Questo film ha tutti i problemi che hai scritto ma io mi ci sono divertito un botto lo stesso e, sarò un boomer, ma vedere N.Campbell e C.Cox mi tocca dentro molto più delle protagoniste dei due film precedenti. E comunque, al netto di critiche e boicottaggi, pare che gli incassi lo stiano premiando.

    Mi sarò distratto, ma non sapevo che M.Barrera fosse invisa a una parte del fandom. Come mai?

  3. Avatar di bartvanzetti
    bartvanzetti · · Rispondi

    scusa non so che casino ho fatto :-/ puoi eliminare uno dei due commenti (compreso questo)?

  4. Avatar di alessio

    Naturalmente lo sappiamo tutti che non c’è nulla di triviale, dozzinale nella realizzazione di un film di uno slasher. Il cinema nel mondo contemporaneo è quel che era l’architettura civile e ancora più religiosa nel medioevo, per il messaggio simbolico che questa doveva veicolare sino quasi indottrinando la comunità, il processo creativo e realizzativo che impegnava e, non solo l’architetto/regista ma infinite e di ogni tipo maestranze. Né, ancora, la fandom c’entra nulla: non mi sembra che Scream VI abbia subito e ricevuto il fango di Prometheus per non parlare poi di Scream (2022) che era stato un passaggio di testimone costruito stupendamente e apprezzatissimo. Quel che è successo è ancora più grave perché l’horror, per la sua storia che non stiamo qui a ricordare, è stato sempre un passo avanti la società, ha aperto la strada a integrazione o quanto meno dato asilo alle comunità escluse o marginalizzate di questa terra che siamo costretti a calpestare (Nightmare 2 e la comunità gay, Candyman e quella nera, Fear Street e quella dei reietti più in generale). E che tutto ciò poi sia accaduto addirittura a un horror che ha rivoluzionato il genere introducendo il metacinema e decostruendo i cliché (robe che in questo settimo capitolo mancano completamente) ci dice molto della piega che ha preso il franchise. Avrei voluto boicottare il film ma non l’ho fatto, personalmente sono contento che questo settimo (e ultimo capitolo spero) sia insignificante e, sarò ingenuo, ma mi è dispiaciuto vedere Mckenna Grace che adoro recitare nel film ma soprattutto Neve e Courtney (ma le donne non dovevano cambiare il mondo?) non mandare a quel paese la produzione come ha fatto la Ortega. La cosa più rivoluzionaria è degna di nota di questo Scream è proprio l’assenza di Melissa Barrera, la sola che merita un applauso a fine visione.

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