Mentre ci sciogliamo esclamando che va tutto bene e non c’è nulla di strano, è sempre stato così e dopotutto a luglio fa caldo, io continuo a guardare film dell’orrore perché che altro vuoi fare? Non aiuta moltissimo il fatto che non ci sia tanta roba davvero importante disponibile qui da noi. Le grosse uscite americane arriveranno in Italia una a fine agosto (Maxxxine) e l’altra addirittura a novembre (Longlegs), quindi ci attacchiamo e nel frattempo rovistiamo negli angoli della rete alla ricerca di titoli interessanti. O che almeno non siano catastroficamente noiosi. Ne ho raccolti quattro e ce n’è un po’ per tutti i gusti: squali, found footage, cannibalismo, redneck. Vediamo se vi allieto qualche serata estiva.
Cominciamo con un gradito ritorno sullo schermo, quello di Nick Stahl. Lo avevamo visto, anche se in un ruolo minore, nel bellissimo Hunter Hunter, uscito alla fine del 2020. Lo ritroviamo protagonista assoluto di questa horror comedy diretta da Nicholas Tomnay e girata in Colombia, What You Wish For. Racconta di Ryan, uno chef caduto in disgrazia a causa del vizio del gioco che viene invitato da un suo vecchio amico e collega a passare qualche giorno in una villa favolosa da qualche parte non meglio specificata dell’America Latina.
L’amico di Ryan sembra aver fatto i soldi e condurre la vita perfetta: lavora per una ditta di catering di lusso che lo spedisce un paio di volte al mese in giro per il mondo a organizzare cene per ricconi.
Ovviamente c’è qualcosa di losco e sospetto che Ryan non coglie subito, ma noi spettatori sì e, quando il povero chef si trova costretto, per una serie di circostanze, a dover sostituire il suo collega spacciandosi per lui, scopre a proprie spese quale orrore si nasconde dietro queste cene esclusive.
What You Wish For è un film molto godibile, che appartiene al filone de “tutto ciò che potrebbe andare storto ci andrà”. Il nostro protagonista si avvita, in parte per proprie responsabilità, in parte per il gioco sadico del caso, in una situazione senza vie d’uscita che peggiora di minuto in minuto, il tutto raccontato con il filtro di un’ironia nerissima.
Certo, se soltanto il regista avesse calcato un po’ di più la mano, ora staremmo parlando di un horror da ricordare negli anni a venire. Così, resta troppo sbilanciato sul lato commedia e non morde (perdonatemi) mai sul serio.
Nick Stahl è molto bravo e ce la mette davvero tutta, quindi se non altro vedetelo per far contento lui.
Per quelli che fanno i reel con le ricette su Instagram.
Restiamo in ambito mangereccio e andiamo a scoprire un recente Tubi Original, che si rivela superiore a qualsiasi Netflix Original degli ultimi tre anni. Non scherzo, my children: Tubi ha un catalogo eccezionale, è gratis, per usufruirne basta una VPN e le sue produzioni, anche se sempre a basso budget, nascondono delle piacevoli sorprese.
Lowlifes, diretto dal duo di esordienti Tesh Guttikonda e Mitch Oliver, è la storia di una famiglia losangelina in vacanza col camper a bifolcolandia. Il film è girato in Canada, ma c’è un gran sfoggiare accenti del Sud degli Stati Uniti, quindi immagino sia quella la zona di bifolcolandia in cui la storia si svolge.
Si tratta della classica famiglia per bene americana: papà destrorso, mamma sottomessa, figlio minore che è una copia in miniatura del padre e figlia maggiore vagamente ribelle e non proprio entusiasta all’idea della vacanza tutti insieme.
Si imbattono in due redneck dall’aria sinistra che chiedono informazioni su un loro cugino disperso da qualche giorno e finiscono per ritrovarsi a passare la notte in una fattoria in mezzo al nulla, abitata da personaggi la cui discendenza è con ogni probabilità frutto di incroci tra consanguinei.
Sembra un frullato tra Wrong Turn e Le Colline Hanno gli Occhi, ma è in realtà una bestia completamente diversa, che dopo i primi venti minuti, fa una giravolta su se stessa improvvisa e si rivela in tutta la sua ferocia.
Lowlifes fa ammazzare dalle risate, può vantare la presenza di un paio di protagonisti memorabili, è pieno di sangue e di morti violente, ed è persino ben recitato, anche se gli unici due volti più o meno noti sono quelli di Elyse Levesque (vista in Ready or Not) e Richard Harmon. Ma tenete d’occhio la giovanissima Amanda Fix, perché come buca lo schermo lei, poche altre. Come bonus, ha la battuta più bella del 2024, che non vi posso rivelare perché vi smonterei tutta la trama in mezza riga.
Per aiutarvi a fare coming out con genitori conservatori.
Andiamocene nei Caraibi, ricordando che non esiste estate senza un film di squali intenti a sgranocchiare incauti bagnanti. Se il film di squali dell’estate 2024 è Sous la Seine e non ha rivali di alcun tipo, c’è comunque tanto materiale da spulciare. Il 90% è spazzatura, ma qualcosa di vedibile si trova sempre.
Mi sono avvicinata piena di fiducia a The Last Breath, perché il suo regista, Joachim Hedén, è quello di Breaking Surface, uno dei film abissali più accurati degli ultimi anni. Qui lo troviamo alla sua prima esperienza negli Stati Uniti e fa subito un bel passo indietro, ferma restando la qualità assoluta delle riprese subacquee.
The Last Breath è la storia di un’immersione in un relitto di una nave della seconda guerra mondiale scoperto da poco. Cinque amici, tutti sub abbastanza esperti (uno di loro è una guida e colui che ha scoperto l’esistenza del relitto), vogliono essere i primi a esplorare i resti della nave, ma non sanno che, al suo interno, circolano gli squali. Finiscono per restare intrappolati e braccati dagli animali. Ci saranno tanti begli spuntini fuori programma, per la nostra gioia.
Io mi sono divertita a vederlo, ma perché, quando si tratta di squali, mi accontento di poco. L’idea del relitto dove mai nessuno si è spinto è interessante e, di conseguenza, l’ambientazione ha il suo fascino. Ci sono delle cose paradossali, come sempre in questo tipo di film, ma c’è anche tanta tensione ben distribuita lungo l’arco dei 95 minuti di durata; gli effetti speciali lasciano a desiderare, ma le abbuffate dei nostri animaletti preferiti sono spettacolari e i protagonisti se la vanno talmente a cercare che non ci si interessa più di tanto alla loro sorte.
Si tratta dell’ultimo film girato dal grande Julian Sands prima della sua morte.
Per irriducibili degli shark movie e per salutare Julian.
Chiudiamo con un film che di estivo o di divertente non ha nulla e mette addosso il terrore di Dio e della Madonna in concorso di colpa. Parlo di Mind Body Spirit, il found footage sullo yoga che ho cercato così tanto da farlo diventare il mio personale La Fin Absolute du Mond. Anche in questo caso a dirigerlo troviamo un paio di esordienti, Alex Henes e Matthew Merenda, perché si sa che le PIllole con i debutti ci vanno a nozze.
La protagonista Anya (Sarah J. Barholomew che si tiene tutto il film sulle spalle), aspirante influencer che si è trasferita da poco nella casa ereditata dalla nonna mai conosciuta e ha intenzione di aprire un canale YouTube dedicato allo yoga, chiamato appunto Mind Body Spirit.
Anya trova per caso (no, non è vero) una sorta di passaggio segreto nella parete del salotto, che conduce a una cantina piena di roba strana, tra cui un libro antico con tutta una serie di rituali. Si convince che sua nonna fosse uno spirito affine e decide di eseguire il rituale in video.
Come prevedibile sarà un disastro epocale.
Mind Body Spirit potrebbe essere bellissimo, uno degli horror migliori dell’anno, se solo non contradicesse le regole del found footage una volta su due. Certo, lo fa per esigenze narrative e perché altrimenti, date le premesse, non ci sarebbe proprio stato il film, però pesa abbastanza sulla resa finale. In compenso, il personaggio di Anya è molto ben scritto e recitato e le riflessioni che il film compie sulla cultura del benessere non sono banali. C’è anche spazio per qualche momento che strappa una risata con i finti spot inseriti all’interno del filmato ritrovato di Anya.
Ci sono alcune inquadrature che credo mi tormenteranno per il resto dei miei giorni e il crescendo finale non si dimentica facilmente, quindi il mio consiglio è procurarvelo e godervelo senza stare a sottilizzare troppo. Ne vale la pena.
Per chi cerca l’armonia interiore.














Come ogni anno,pure io mi informo sui nuovi shark movie in uscita,pero’ mannaggia alla nostra distribuzione,quello che mi stuzzicava un po’ di piu’ non e’ ancora arrivato da noi,mi riferisco a “No Way Up”,insomma quando un film,giudicando dal trailer si presenta come il mio amato “Airport 77”,ma con in piu’ gli squali,come posso resistere! Tu Lucia hai visto il trailer?👋
Ho visto il film ed è stata una brutta delusione perché ci speravo tanto anche io. Purtroppo il film a me non è piaciuto per niente. 😦
Mannaggia,davvero un gran peccato,nel caso mi dovesse capitare tra le mani proverò comunque a vederlo senza aspettative,nel frattempo continuerò a tenere drizzate le mie antenne per il ritorno di Johannes Roberts allo shark movie “The Red Triangle”,annunciato più di un anno fà e di qui non si sa ancora nulla!.
Come da prassi consolidata sono SEMPRE in arretrato con le visioni (nel senso di visioni filmiche, non quelle eventualmente provocate dal caldo, che con questo clima di merda è bene precisare), ma mi segno comunque tutte e quattro le pillole di oggi 😉
L’horror è sempre rinfrescante in questo caldo irreale
Prendo nota, non ne conosco neanche uno. Grazie Lucia
Le Pillole servono a questo. Tutti film che mi vado a capare io. Spero ce ne sia qualcuno che ti piaccia. Secondo me con Lowlifes vai abbastanza sul sicuro
Ho visto Mind body spirit. Un manuale su come si possa far paura con pochissimo, se si utilizzano tutte le potenzialità del mezzo. Ma questa è da sempre la prerogativa del found footage, quando ben fatto. In questo caso, ci sono riusciti al netto di una trama piuttosto esile e ampiamente prevedibile. Quindi perdoniamo ai registi di non rispettare i criteri formali del genere. Breaking surface mi era piaciuto molto, quindi adesso andrò su The last breath, che avevo già adocchiato.
Però è molto meno bello di Breaking surface. Io mi aspettavo di più, sinceramente. Però per chi ama gli Shark movie è molto divertente
Con tutte le polemiche sull’inquinamento della senna per la gara di Triathlon, mi convinco sempre di più che la realtà sia una copia sbiadita di una sceneggiatura di un bel film 😀 😀
E non ho potuto guardare la cerimonia di apertura senza pensare “Adesso lilith fa un balzo e si mangia tutta la delegazione di qualche paese”
Grande Sous la Seine
Ma il motivo per cui non possono nuotare nella Senna è evidentemente la presenza di Lilith e figlie.
salve, leggo da poco le tue ottime recensioni…vorrei tanto vedere Mind Body Spirit che è da non poco tempo nella mia to watch list, ma non riesco a procurarmelo da nessuna parte (sempre che si possa chiedere in tale sede…)..grazie