Humane

Regia – Caitlin Cronenberg (2024)

La piccola di casa Cronenberg al suo esordio sceglie la commedia nera distopica e dimostra di essere la più simpatica di famiglia. Mi piacerebbe andare una volta a una cena di Natale da questo branco di scoppiati per ascoltare le conversazioni tra di loro. Credo sarebbe un’esperienza indimenticabile.
Ciò detto, io capisco che i film diretti dai figli di grandi registi siano spesso accolti con un certo grado di diffidenza; per loro è sicuramente più facile esordire, non fosse altro che per la rete di conoscenze già pronta che hanno a disposizione. Però poi il film lo devi comunque fare, e Caitlin Cronenberg ne ha fatto uno delizioso. Se Brandon è abbastanza vicino al padre come temi e anche come stile, Caitlin ha un approccio al cinema molto più leggero e divertito. Humane ti strappa più di una risata, anche se, riflettendoci a mente fredda, non c’è proprio un cazzo da ridere. 

Il mondo è sull’orlo della catastrofe ecologica e i leader di tutti i paesi si sono accordati per una riduzione del 20% della popolazione. Ogni governo decide in maniera autonoma come affrontare la faccenda; nel luogo in cui Humane si svolge (il film è girato in Ontario, ma non è mai specificato se sia davvero il Canada. Potrebbe essere una qualsiasi democrazia occidentale) si aderisce alla procedura su base apparentemente volontaria. Se scegli di morire per il bene dell’umanità, ti viene offerta una grossa somma di denaro da distribuire ai parenti rimasti in vita. Ovvio che questo porti soprattutto le fasce più povere a farsi somministrare l’iniezione letale dalla compagnia privata a questo preposta.
Gli York sono una famiglia molto benestante: quattro figli adulti e abbastanza inetti, un padre ex giornalista televisivo in pensione e una matrigna chef giapponese con un programma molto seguito di cucina. Essendo entrambi personaggi pubblici, decidono di offrirsi volontari, scatenando così le reazioni scomposte della figliolanza. 

Questo lo spunto di partenza di Humane, che si trasforma in un gioco al massacro nel giro di una manciata di secondi e diventa una feroce lotta per la propria sopravvivenza, una satira sul privilegio, una riflessione sul prezzo terribile che si paga quando alcune questioni delicate vengono appaltate ad aziende private che si muovono solo seguendo una determinata logica, e un discorso molto interessante sulle dinamiche di classe, presenti anche all’interno dello stesso nucleo familiare. 
Tutto il film rispetta rigidamente le unità di tempo, luogo e azione: dalla villa degli York non si esce mai fino alla fine, tutto si svolge nell’arco di pochissime ore e il racconto è estremamente compatto e si può ridurre a una sola frase: quattro fratelli che si ammazzano tra loro. C’è chi lo ha paragonato agli Usher di Flanagan, e in effetti è un paragone che ci può anche stare, se non fosse che gli York non possono neppure rivendicare quell’arrogante grandeur di Roderick e Madeline. Non sono super ricchi in grado di incidere sul destino del mondo. Sono solo dei benestanti convinti che la loro condizione sia sufficiente a tenerli a riparo dal destino del mondo, che invece sono obbligati a condividere all’improvviso. 

È molto efficace il modo in cui Cronenberg costruisce questo futuro apocalittico che è in realtà identico al presente, tranne alcuni dettagli significativi: non si può uscire di giorno se non proteggendosi con parasole, i vetri delle auto sono oscurati e, quando non si hanno i soldi per farlo, protetti da teli di plastica; alcuni cibi sono introvabili o addirittura illegali, le persone fanno la fila per la distribuzione dell’acqua e, in generale, si respira un clima di rassegnata accettazione, quell’atteggiamento di quando non si può più fare niente, le cose sono andate troppo oltre e ridurre forzatamente la popolazione del 20% pare una scelta razionale e auspicabile. Dopotutto, ai tuoi eredi viene lasciato mezzo milione di dollari. Che non è nemmeno questa cifra astronomica, in realtà. Con noncuranza, nel bel mezzo di un dialogo in cui parla d’altro, vengono aggiunti ulteriori, e agghiaccianti tasselli che arricchiscono il worldbuilding del film: la sperimentazione è cominciata tra i detenuti e poco dopo è stata estesa ai migranti irregolari, tanto per dirne uno. 

Eppure la vita va avanti: si va a scuola, si affrontano noiose questioni legali, si divorzia e si litiga per l’affidamento dei figli, ci si innamora, si cerca di sfondare nel mondo dello spettacolo senza troppo successo, ci si disintossica. Tutto con lo spettro della fine dell’umanità che ogni tanto bussa alla porta, tutto perché questo spettro venga ricacciato indietro. E se ci pensate, non è forse questa la cosa più orribile? Che nonostante tutto, la vita vada avanti?
Come in ogni commedia nera che si rispetti, si fa digerire al pubblico un tale ammasso di angosciose contraddizioni, addolcendole con tanta ironia e una spruzzata di sarcasmo quando serve. 
Il che non significa che non appena inizieranno a scorrere i titoli di coda, non vi rimanga una bruttissima sensazione appiccata addosso, data dall’accurata messa in scena di una realtà che è troppo vicina alla nostra per parlare di distopia, vicina e non ancora qui solo per qualche anno di scarto, ma del tutto sovrapponibile da un punto di vista etico. 

In effetti, nel proseguire col paragone, poco elegante ma utile, con le carriere di David e Brandon, si può dire che mentre padre e fratello si occupano di metafore a rischio di diventare profezie, Caitlin è molto più concreta e non ci presenta un ipotetico futuro in cui le distorsioni del presente hanno la propria applicazione pratica e portata alle estreme conseguenze; ci fa notare che siamo già lì e che, se ci illudiamo di non venire coinvolti, per status sociale, posizione geografica, dimensioni del conto in banca, stiamo commettendo il peggior errore della nostra vita.
Un ottimo esordio, quindi. Sta poco sopra i 90 minuti e fila come un diretto. Sono sicura che vi piacerà.

5 commenti

  1. Avatar di Giuseppe
    Giuseppe · ·

    Mi hai convinto, ragion per cui sosterrò la famiglia Cronenberg anche stavolta 😉

  2. Avatar di psichetechne

    Uh, grazie come al solito delle tue preziose segnalazioni, Lucia!

  3. Avatar di Valero
    Valero · ·

    Questo non l’ho visto, e dovrò provvedere quanto prima. Anche senza averlo visto, spero in altri film della famiglia Cronenberg, sempre benvenuti. In compenso, ho visto Abigail dei Radio Silence. Che dire? Un anno che sembrava piuttosto avaro di soddisfazioni pare abbia svoltato, e anche questa volta l’horror morirà l’anno prossimo.

    1. Avatar di Lucia

      Abigail aspetto che esca in sala qui da noi, manca pochissimo. Ci tengo ad andare a vederlo al cinema perché secondo me sarà uno spasso!

  4. Avatar di loscalzo1979

    Molto incuriosito