Silent Night, Deadly Night

Regia – Mike P. Nelson (2025)

Natale è passato da un bel po’, ma per colpa dello sfasamento temporale con l’uscita statunitense di questo film, noi lo festeggiamo a febbraio, con il primo slasher dell’anno.
Non il primo remake di SIlent Night, Deadly Night, però. Il film del 1984 è uni degli slasher più famosi del primo ciclo produttivo, anche al di là dei suoi reali meriti. Fece scalpore perché, quando venne distribuito nelle sale, si formarono i picchetti dei genitori indignati, che va bene massacrare adolescenti a colpi di accetta, ma se lo fa Babbo Natale si supera un limite invalicabile. E pensare che non era neppure la prima (ancora!) volta che un tizio si metteva costume rosso e barba finta e se ne andava in giro ad ammazzare qua e là. Ci sono dei precedenti, ne abbiamo anche parlato, ma Silent Night, Deadly Night, per usare un’espressione contemporanea, ebbe la forza di sfondare la bolla.
Babbo Natale a parte, era anche un film pieno di nudità assortite (Linnea Quigley infilzata dalle corna), e di dettagli morbosi, come gli abusi sui bambini da parte delle suore.
Non è il mio slasher preferito, non è neanche il mio horror natalizio preferito, ma resta un film che rivedo sempre volentieri.

Il remake del 2012, a parte il titolo e la presenza di un Babbo Natale omicida, non aveva nulla in comune con l’originale. Anche chiamarlo remake è abbastanza pretestuoso. Era violentissimo, con degli eccessi gore estremamente pregevoli e un cinismo di fondo quasi rivoltante. Insomma, classico filmaccio inizio anni ’10 del nuovo secolo, al quale forse mancava un po’ la componente camp per essere davvero memorabile.
La bellezza di tredici anni dopo, ci si riprova, mettendo al timone dell’operazione Mike P. Nelson, un regista che a me piace parecchio sin dall’esordio con The Domestics, e che ha già diretto una specie di remake, quello di Wrong Turn del 2020, apprezzato da tre gatti, tra cui la vostra affezionatissima. Nelson è anche responsabile del recente ritorno sulle scene di Jason con il corto Sweet Revenge. Il ragazzo è uno di noi, gli si vuole bene.
A interpretare Billy troviamo invece Rohan Campbell, che ormai ha fatto l’abbonamento a interpretare psicopatici, e ha l’aspetto e il fisico giusti per trasformarmi in un Billy contemporaneo, un po’ bamboccione, tutto sommato ingenuo, ma feroce all’occorrenza.

Questa nuova versione di Silent Night, Deadly Night comincia esattamente come quella de 1984: Billy è un bambino che va a fare visita al nonno nella casa di riposo la vigilia di Natale e, mentre sta tornando a casa in macchina con i genitori, assiste alla loro morte per mano di un individuo vestito da Babbo Natale.
Già nel prologo, tuttavia, Nelson inserisce un paio di differenze abbastanza importanti che danno subito una nuova personalità a Billy e, di conseguenza, a tutto il film.
Ritroviamo il nostro protagonista adulto, impegnato a completare il suo personalissimo calendario dell’Avvento, che consiste nell’uccidere tutti i giorni, dal primo dicembre alla vigilia, una persona diversa, una persona “naughty” sulla lista di Babbo Natale. Per distinguere i buoni da cattivi, Billy si affida a una voce nella sua testa, che lui chiama Charlie, e gli indica i bersagli da colpire.
Ne suo peregrinare alla ricerca di brutta gente, Billy finisce in una piccola città e trova lavoro in un negozietto di antiquariato, gestito da Pamela (Ruby Modine) e da suo padre. Riuscirà Billy a finire il suo calendario?

Silent Night, Deadly Night 1984 era uno slasher in piena regola, che tuttavia adottava la prospettiva dell’assassino, un giovane andato fuori di testa per aver assistito all’omicidio dei genitori e per gli abusi subiti in orfanotrofio. Si poteva provare una certa pietà per Billy, ma restava sempre uno dei tanti assassini in costume che, ai tempi, infestavano gli schermi. La sua versione del 2025 vira con decisione nella figura dell’antieroe, e così Silent Night, Deadly Night finisce per ricordare molto da vicino un sequel sottovalutato, Psycho II, in cui il povero Norman Bates cercava di reinserirsi in società.
Solo che Silent Night, Deadly Night ci tiene parecchio a preservare una componente camp, e quindi è anche una commedia romantica che, in alcune sequenze, sembra un film della Hallmark, grazie soprattutto all’ambientazione natalizia nella piccola città di provincia e alla tenerissima storia d’amore che comincia a nascere tra Billy e Pam. Commedia romantica in cui, però, la gente viene presa ad accettate in faccia, sbudellata, accoltellata, decapitata e, sì, per forza, impalata alle corna appese al muro, altrimenti non sarebbe Silent Night, Deadly Night.

A raccontarlo sembra tutto un po’ messo a casaccio, ma si rivela un cocktail davvero delizioso: sangue, divertimento, un certo grado di idiozia demenziale e tanto romanticismo. Come ciliegina sulla torta, c’è una sequenza in cui Billy irrompe a una festa natalizia di nazi (White Supremacy Christmas) e fa una strage che scalda anche il più arido dei cuori.
Perché è vero che Billy uccide soltanto i cattivi, individui della peggior risma che si meritano tutto il male del mondo. L’accetta di Billy e il suo costume da Babbo Natale dispensano giuste punizioni, rappresentano lo spirito natalizio che monda la terra dalla sporcizia. Il vero bianco natale, altro che quello dei nazisti.
Non è affatto un remake fotocopia, anche se è disseminato di citazioni dall’originale, e pure da un paio di sequel, come quella, celeberrima, dei “garbage day, presa di peso dal secondo film. Questa variazione sul tema del vecchio e scalcinato Silent Night, Deadly Night vive di vita propria e sa molto bene in quale direzione muoversi per entrare di diritto nel canone dello slasher contemporaneo, quello post Fear Street, ma anche post Terrifier, dato l’alto tasso di gore presente a ogni omicidio.

Operazione a basso budget, ma molto professionale e ben realizzata, Silent Night, Deadly Night è davvero un regalo di Natale giunto a noi fuori tempo massimo, ma lo stesso molto gradito. È quel tipo di lavoro che ci tiene a restare fieramente dentro una nicchia, che conosce il proprio pubblico e non aspira a raggiungere una platea più ampia, potendosi permettere quindi di essere sboccato, volgare, a tratti molto sciocco, ma sempre in maniera consapevole.
Effetti speciali pratici ottimi, parecchie idee visive interessanti (bello il finale all’alba, adorabili le title card degli omicidi), e una colonna sonora, sia originale (opera dei soliti Blitz/Berlin) sia di repertorio, che non si limita a riciclare i classici temi natalizi, ma sostiene un’ambientazione molto caratteristica con delle scelte anche spiazzanti.
Se volete passare una serata in compagnia di un piccolo horror che sia soltanto “nostro”, accomodatevi, e vi divertirete un mondo.

Un commento

  1. Avatar di Frank La Strega

    “Io odio i nazisti dell’Illinois!”😉

    Se non hai ina Dodge del ’74, usa l’accetta!🎅

    Natale è quando arriva il film giusto, anche a febbraio. Carinissimo!😘

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