
Regia – Alex de la Iglesia (1995)
Potevo forse lasciarvi senza un post di auguri? Certo che no, anche se ogni anno diventa più difficile, dato che abbiamo parlato praticamente di ogni horror natalizio degno di interesse; ma ce n’era uno che, in maniera anche abbastanza inspiegabile, qui ancora non era stato nominato, ed è proprio l’opera seconda di quel matto scoppiato di de la Iglesia, da me amato più dei miei parenti stretti.
El Dia de la Bestia è una produzione italo-spagnola, e infatti vi appare qualche attore italiano, oltre a una gigantografia di Berlusconi appesa all’interno di una stazione televisiva che è la ciliegina sulla torta preparata per noi con tanto amore da de la Iglesia, uno che, quando c’è da dissacrare qualcosa, non se lo fa ripetere due volte.
È un film realizzato e ambientato negli anni ’90, ma a rivederlo oggi è ancora attualissimo: si svolge in una Madrid dove scorrazzano bande di picchiatori e assassini che prendono di mira i senza tetto e si fanno chiamare Limpia Madrid, situazione trasferibile in una qualsiasi altra grande città europea. Come se non bastasse, da radio e televisioni arrivano notizie di massacri vari in zone mediorientali, che fanno da sottofondo all’ostentata spensieratezza delle feste natalizie. Insomma, sono quasi 30 anni fa, ma siamo sempre a girare intorno alle stesse cose.
Il protagonista del film è padre Ángel (Álex Angulo), un teologo convinto di aver decrittato un codice nascosto all’interno della Bibbia e contenente la data della nascita dell’Anticristo: il 25 dicembre 1995. Confessa la scoperta a un suo superiore che, tuttavia, muore subito schiantato da una croce che gli cade addosso. Ángel parte così per Madrid, intenzionato a commettere quanti più peccati possibili nel giro di 24 ore per poter essere in questo modo capace di evocare il diavolo e farsi dire il luogo dove nascerà l’Anticristo. Ad aiutarlo nell’impresa, il commesso di un negozio di dischi metal, autoproclamatosi satanista, e un famoso astrologo televisivo.
In questa bislacca corsa contro il tempo (bisogna uccidere il figlio del demonio appena nato), ne succederanno di tutti i colori, il nostro sant’uomo diventerà il più terribile dei peccatori, e satanasso si manifesterà a ogni angolo di strada, lanciando segni ambigui e ambivalenti, mandando il trio fuori strada, conducendolo nei più loschi angoli di Madrid al ritmo di death metal. Dio, se lo amo, questo film.
De la Iglesia è uno che l’horror lo conosce bene e, anche se la sua è più una commedia grottesca e violentissima che un horror vero e proprio, fa riferimento a tutto il cinema satanico anglosassone degli anni ’70 e ’80: c’è, ovviamente, The Omen, ma anche cose molto meno note, come Sentinel o Messiah of Evil. C’è persino qualche piccolo prestito dal nostrano Demoni. Il tutto frullato con lo stile molto peculiare del regista spagnolo, che deve qualcosina a Sam Raimi, ma è soprattutto figlio di una tradizione tutta europea (e iberica in particolare) dell’orrore. Quell’eurotrash che piace tanto agli americani.
Il risultato è un film davvero unico nel suo genere, una rivisitazione della natività in salsa urbana e, allo stesso tempo, provinciale; sporca, grossolana, pacchiana, se vogliamo, ma va benissimo che lo sia: quando entra in scena l’astrologo Cavan, con tutto il suo armamentario di false divinazioni in diretta televisiva, il suo appartamento arredato ai massimi livelli di cattivo gusto, e i suoi collaboratori che lo rincorrono lungo i corridoi della rete, è difficile nutrire dubbi: ci troviamo di fronte a una gigantesca satira nei confronti di qualsiasi tipo di credenza, istituzionale e non.
Poi il diavolo c’è, ed è proprio dove deve essere: tra i ricchi borghesi che ammazzano indisturbati i poveracci e li danno alle fiamme per ripulire la città dalla loro indecorosa presenza. Ma che il nostro prete e peccatore debba davvero impedire la nascita dell’Anticristo, può essere materia di dibattito. Non è affatto detto che sia riuscito a salvare il mondo, nonostante la presenza del maligno sia certificata.
Perché tra le risate, che sono garantite, e quasi tutte in mano al metallaro José Maria e alla sua incredibile famiglia, rimane come un fondo appiccicoso di desolazione e sconfitta. El Dia de la Bestia è un film leggero che tuttavia tratta con leggerezza argomenti che non lo sono. Insomma, è un cult nel senso più nobile del termine, quella razza particolare di film destinati a persistere nel tempo, a non invecchiare, perché fotografano una situazione che rimane immutabile, al netto degli anni trascorsi.
De la Iglesia, nelle sue scorribande notturne alla ricerca del nascituro Anticristo, ci fa fare un giro che passa attraverso tutte le classi sociali, tutti i livelli di inclusione ed emarginazione, tutte le forme di fede; unisce tre personaggi che non potrebbero essere tra loro più distanti, te li presenta come macchiette e poi ne estrae la parte più umana e fragile, ricordandosi sempre che il suo film è una commedia in cui il bizzarro la fa da padrone, e che quindi gli permette di non fermarsi di fronte a niente: neonati crivellati di colpi, donne anziane gettate da una rampa di scale, tecnici televisivi fulminati, vergini dissanguate e via così, in un crescendo delirante che, se non avete mai visto il film, non potrà che deliziarvi e aiutarvi così a superare il periodo peggiore dell’anno.
Cosa di cui De la Iglesia doveva essere profondamente consapevole, dato che la cifra principale di questa notte di Natale 1995 è la solitudine di chiunque si trovi a entrare in campo anche per pochi minuti.
È davvero un antidoto alle feste natalizie, El Dia de la Bestia, e sono contenta di essere riuscita a prendermi lo spazio per parlarne un po’. Tra i registi che hanno fatto grande il cinema di genere spagnolo (ed europeo in generale) a cavallo tra i due secoli, De la Iglesia è sempre il più sottovalutato, ma in realtà è lui il vero padre dell’horror spagnolo contemporaneo. Ci è arrivato prima di tutti e sta ancora lì, a portare avanti un discorso coerente dal 1993, quando con Azione Mutante ha per la prima volta messo in scena la sua estetica del brutto, i suoi personaggi storti e sbagliati, i suoi reietti che gravitano ai margini di un mondo che di loro non sa che farsene.
Se vi è piaciuta la sua penultima fatica, la bellissima serie 30 Monedas, potrete ritrovare tanti elementi ne El Dia de la Bestia. Da vedere rigorosamente domani, per la vigilia.
Io vi faccio tutti gli auguri del mondo, affinché possiate superare indenni le giornatacce che vi attendono. Ci sentiamo per gli horror più attesi del 2025, a meno che non spunti qualcosa di molto bello prima.
Buon Natale.












no va beh, ma quanto gli si vuol bene a alex de la Iglesia?
Lo si ama come se fosse un fratello maggiore
Buone feste Lucia!.👋😁
A me 30 Monedas è piaciuta assai e anche El Dia de la Bestia lo ricordo niente male, in effetti 😉
Ovviamente, ricambio gli auguri natalizi (e passiamocela alla meno peggio possibile)…💖
Buone feste, quest’anno appena più sopportabili: una settimana e via, un po’ come strappare un cerotto. Si può fare. De la Iglesia ha contribuito a costruire la mia visione del cinema. Ho visto da bambino La comunidad – che mi fece conoscere Carmen Maura – e poi, appena più grande, Crimen ferpecto. Un certo gusto per il grottesco lo devo a lui. Che bello leggere del Dia de la bestia e scrivere queste cose proprio oggi.
Ma che bello!! Stato il perfetto film di natale, grazie!
Che regalone!!! 🙂
Uno dei miei film preferiti, credo di avere “rotto” un po’ anche da queste parti a forza di nominarlo…
Lo recuperai nei ’90 ma non divenne un “cult” tra gli amici (come l’Armata delle Tenebre, ad esempio) per cui me lo riguardavo periodicamente… da solo.
Non che ascoltare death metal fosse così “socializzante”, ma dalle mie parti era più facile scambiarsi un album dei Morbid Angel che riuscire a beccare un film come questo…
L’ho sempre vissuto come un racconto incredibilmente divertente e al tempo stesso serio, un equilibrio difficile e che raramente ho visto gestire così. Ma al di là di questo, mi è sempre piaciuto tantissimo (pur non trovandolo così “confortevole”, ma ha il tono “giusto” per me).
Mi ricorda molto da vicino il “vecchio” Dylan Dog (io l’ho letto fino ai 100 e qualcosa), che tutt’ora adoro e, adesso la sparo, per un tipo di finale che ammetto mi ha stupito e interrogato in entrambi i casi, anche La Nona Porta.
Ma El dia de la bestia è davvero unico!
E film perfetto per questi giorni, in effetti.
Potrebbe essere buffo anche leggere la pagina che la commissione film della CEI gli dedica sul suo sito (cnvf.it) 😉
Questo periodo lo sto affrontando in modo inedito: ho detto a tutti per la prima volta esplicitamente che NON festeggio il natale, ho spiegato perché (ci sono molte ragioni, anche biografiche) e mi sono messo a disposizione per passare dei momenti insieme a chiunque (tra gli affetti) voglia: senza retoriche, festeggiamenti, “cose” di circostanza, riferimenti religiosi, senza distinzione tra amicizie e parentele. L’ho fatto con persone più giovani, coi pari, con quelle più vecchie, credenti e non credenti… e, beh: sta funzionando e per ora non c’è paragone con l’anno scorso.
Insomma, se possibile, cerco di essere me stesso sbattendomene del resto, ma sempre umanamente presente.
E un Alex de la Iglesia di supporto aiuta sempre…
Un abbraccione!
Vado a ripassare i pezzi, che stasera all’Infierno suonano i Satannica!
Besos!
N.B: Il giorno di natale l’ho passato solo con un caro amico, chiaccherando per ore e guardandoci “The Final Girls”… A me è sembrato anche questo film perfetto per l’occasione.