Zia Tibia Guarda i Sequel – Vol 2: [•REC]²

Regia – Jaume Balagueró, Paco Plaza (2009)

Per motivi che non sto a spiegarvi, in questo periodo mi capita di vedere o rivedere un bel po’ di cinema spagnolo. Se conoscete i miei gusti, saprete anche che, per una buona percentuale di casi, si tratta di horror. Insomma, l’andazzo del blog è ormai quello dei primi 2000, Zia Tibia continua indisturbata a guardare sequel, io sono entrata in fissa con la Spagna. La conseguenza naturale è parlare di Rec 2, horror spagnolo dei primi 2000 e sequel anche abbastanza bistrattato, persino dalla sottoscritta quando lo vide la prima volta. Ma ero, al solito, giovane e scema, perché Rec 2 funziona. Non ha le stesse caratteristiche del suo predecessore, anzi, punta a essere una bestiaccia completamente diversa e, se per ovvi motivi vengono a mancare sia l’effetto novità sia quel prodigioso meccanismo a orologeria di orrore puro presenti in Rec, non sono ragioni sufficienti per bollare il suo sequel come un brutto film. 

Rec 2 comincia esattamente dove finiva Rec: il condominio è lo stesso, la notte è la stessa, alcuni personaggi sono gli stessi, soltanto che, per la legge del sequel che vuole un’amplificazione di ogni elemento presente nel capostipite col volume alzato a mille, questa volta i due registi moltiplicano i punti di vista ed espandono la narrativa, spiegando tanti punti rimasti oscuri. Il paragone di riferimento è sempre quello tra Alien e Aliens: tanto era contenuto, elegante e schematico il film di Scott, così è esplosivo, ipertrofico e ricco di nuove informazioni quello di Cameron. E infatti è Aliens che guardano Plaza e Balagueró quando fanno entrare nel palazzo in cui è sorta l’infezione una squadra di poliziotti in tenuta d’assalto e telecamere montate sugli elmetti. Se il primo Rec ci metteva molto, ed era voluto, a carburare, partendo sonnacchioso e quotidiano, per poi trasformarsi in un incubo, Rec 2 comincia subito fortissimo. I nostri non fanno in tempo a mettere piede nei corridoi bui e, all’apparenza deserti, del condominio, che vengono aggrediti dagli infetti, a loro volta si infettano, e senza avere la più pallida idea di quello cui stanno andando incontro, svolgono la poco nobile funzione di ignare vittime sacrificali, carne da macello per una missione che non ha alcuna possibilità di risolversi in maniera positiva. 

Rec 2 non lascia spazio a dubbi: è un film che parla di possessione demoniaca diventata virale, un’idea eccellente che nel capostipite della saga era un colpo di coda, e qui diventa la struttura portante del racconto. Non ne siamo consapevoli all’inizio, ma a guidare i poliziotti c’è un prete. Nei primi minuti si finge un funzionario del ministero della salute, poi tira fuori croce, rosario e arsenale da esorcismo ed ecco che Rec 2 si svela per ciò che è: un horror satanico soprannaturale, girato tuttavia come uno sparatutto d’epoca; concitato, rapido, confusionario, urgente. Forse, se lo si guarda solo da un punto di vista estetico, Rec 2 è superiore al film del 2007: la messa in scena e la costruzione delle sequenze sono più elaborate, aumenta il numero degli attori in campo e, di conseguenza, la difficoltà nel farli interagire. Non c’è la qualità professionale delle riprese data dalla presenza di un operatore televisivo, ma in compenso abbiamo più filmati assemblati in post produzione, c’è quindi un montaggio, c’è una scelta dei piani, una scansione molto più costruita degli eventi. Rec era un po’ il grado zero del found footage, era scarno, traeva la sua efficacia proprio dalle sue dimensioni ridotte. Forse, è vero, non aveva bisogno di un seguito.

Ma non ne aveva bisogno anche Alien, se proprio vogliamo dirla tutta e, anzi, è lo stesso concetto di sequel, a meno che non si tratti di una storia strutturata all’origine in più capitoli, a essere superfluo. Certo, Rec 2 non è Aliens, ma è anche difficilissimo girare un secondo film che sia all’altezza o addirittura (come nel caso Scott/Cameron) superiore a chi lo ha preceduto. 
Il problema di Rec 2 è proprio l’eccesso di informazioni date in pasto allo spettatore. A un certo punto diventa troppo, e peggio ancora, diventa convoluto. Finché è un’orgia di sparatorie, sangue e infetti ringhianti che corrono verso l’obiettivo, ci si diverte un mondo e si ammirano le capacità tecniche dei due registi, ma i vari spiegoni del prete appesantiscono di parecchio un impianto narrativo che era leggerissimo nel primo film, e che qui rischia di collassare per un motivo molto semplice: se il film si ferma a ragionare, ragioni anche tu che lo stai guardando, pensi alle cose che non tornano, cominci a chiederti i perché e i per come, e voi lo sapete, dopo più di 10 anni, che la regola aurea del cinema dell’orrore è “mai spiegare troppo, mai sforzarsi di essere chiari”. 

Però io credo siano anche delle quisquilie, in fin dei conti: sono difetti, bisogna sottolinearli, ma non sono determinanti per godersi la giostra, ecco. Perché Rec 2 (come Rec, del resto) è una gran bella giostra, e sa sfruttare le potenzialità linguistiche offerte dal found footage come pochi altri film a lui contemporanei. Balagueró e Plaza portano il genere al massimo della sua forza espressiva e usano ogni mezzo a loro disposizione: oltre alle telecamere montate sugli elmetti dei poliziotti, abbiamo anche una telecamera professionale portata all’interno dell’edificio per documentare la missione, una telecamerina amatoriale tenuta da un gruppo di ragazzi che si intrufolano nel condominio e, infine, quando tutti questi strumenti vengono, per un motivo o per l’altro, a mancare, torna la telecamera per eccellenza, quella del primo film, che ci condurrà verso il finale, nella stessa soffitta in cui si è concluso Rec. 
A seconda del mezzo usato, cambia non soltanto il punto di vista, ma anche il ritmo del racconto, molto più frammentato nella prima parte, simile ai found footage all’americana sul modello Cloverfield nella seconda (panoramiche a schiaffo, mal di mare, lunghe inquadrature mosse dei pavimenti e via così), per poi mettere da parte le dinamiche tipiche del film d’azione e quelle da filmato ritrovato adolescenziale, e tornare nei territori dell’horror puro che avevano reso grande Rec, nel momento in cui si rivedono quella telecamera lì e, soprattutto, quel personaggio. 

Ci sono due cose, in particolare, che Rec 2 si porta dietro dal primo capitolo, ma a intensità aumentata: la cattiveria e il sentimento anticattolico. Se Rec era un film già di suo abbastanza spietato, questo è addirittura feroce; si fa saltare la testa ai bambini, non si concede una speranza di salvezza a nessuno, c’è un’atmosfera di assoluta sfiducia nei confronti di qualsiasi figura che rappresenti l’autorità, per non parlare poi di un governo che non fa nulla per salvare i condomini (e persino i poliziotti) intrappolati nel palazzo, ma anzi, fa sparare loro addosso, senza curarsi punto se si tratti di infetti o di persone ancora sane. 
Consideriamo poi che il vero villain della situazione è il già menzionato falso funzionario e prete vero, che se ne va in giro millantando chissà quale protezione divina, ma fa ammazzare tutti quelli che ha intorno, e pare addirittura che non gli dispiaccia nemmeno troppo. Magari la portata politica del primo, proprio perché non del tutto spiegata e ambigua, graffiava di più, ma qui i due registi ci vanno giù con la delicatezza di un paio di carri armati. 
È tutta una questione di metodo: Rec e Rec 2 sono realizzati con due metodi molto diversi. Cosa ammirevole, dato che fare una fotocopia del primo sarebbe costato la metà in termini sia di sforzo creativo sia economico. Poi, non tutto torna e non tutto fila liscio come in quei fulminanti 70 minuti che hanno sconquassato l’horror nel 2007, ma ci si può accontentare, ed è un gran bell’accontentarsi.

3 commenti

  1. Non sono mai riuscito ad apprezzare pienamente questo sequel,il bello del primo film era il fatto di essere volutamente ambiguo,compreso il terzo atto finale ambientato nell’attico,scoprono si tutte quelle cose a carattere religioso,ma non veniva detto chiaramente che era di fatto una minaccia soprannaturale,le informazioni erano poche,è il fatto che fosse tenuta nascosta in un appartamento pubblico e non in un laboratorio scientifico,secondo me era la dimostrazione che la chiesa aveva volutamente celato al mondo la gravità delle condizioni della piccola Medeiros pensando ad una possessione demoniaca invece che una minaccia più simile ad un virus,come ho detto era volutamente fumosa la questione,aveva ragione il Vaticano?erano nel torto e non avrebbero dovuto occuparsene loro? Per me è stato un pò come quando vidi “Insidious 2”,un film che voleva raccontare a tutti i costi ogni singolo dettaglio che rendeva il primo film misterioso è per questo maggiormente affascinante! Detto ciò nonostante tutto,è probabile che come dici tu Lucia,come puro intrattenimento splatter il film funziona e diverte,io è parecchio tempo che non lo rivedo,magari coglierò l’occasione per rivedermelo,CIAO CIAO!!!.

  2. Un bellissimo e validissimo sequel, di un capolavoro. [REC]°2 è capace di incollarti alla sedia dai primi minuti fino al magnifico finale, con alcune scene che ti fanno saltare letteralmente sulla sedia ed altre dire “Ooh cazzo”, ed altre ancora “Che figo”, vedi la cosa luce/buio. Nel complesso un ottimo film e un grandissimo sequel, come ce ne sono pochi, un altro piccolo gioiellino spagnolo…

  3. Giuseppe · · Rispondi

    All’epoca questo sequel aveva convinto poco pure me (tranne, forse, proprio per l’espediente della minaccia soprannaturale resa esplicita), che ero più giovane di adesso e, come te, NON ero affatto scemo 😉 Oggi dovrei rivederlo per poter dare nuovamente un giudizio: se la scelta di dare alla minaccia una connotazione precisa già allora non mi era sembrata poi così male, può essere che dopo tutti questi anni io sia in grado di apprezzare meglio pure il resto…

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