Nightbooks

Regia – David Yarovesky (2021)

Il resto della settimana lo passiamo su Netflix, partendo da una cosetta leggerissima oggi, per poi dedicarci con calma allo strazio, alla disperazione e alla morte venerdì; non vi dico l’oggetto del prossimo articolo, ma credo lo abbiate intuito.
Ciò premesso, dovete sapere che, negli ultimi anni, la vostra affezionatissima ha fatto una scorpacciata di horror e roba contigua per bambini e ragazzi. La ragione è che a mio nipote piacciono i mostri (lo sto crescendo con il giusto sistema di valori) e gli piace anche spaventarsi. Però ha pur sempre 4 anni, e quindi, prima di sottoporgli un qualsiasi film, lo guardo (o lo riguardo) prima io, per capire se è adatto a lui o no. 
Nel caso di Nightbooks, credevo di andare a botta sicura, mentre invece non è affatto adatto a un bambino di quell’età. Troppo pauroso, nonché pieno di concetti che bisogna essere un po’ più grandicelli per elaborare e metabolizzare. 
Eppure è un film delizioso, e se avete dei figli che si stanno appassionando al nostro genere preferito, è la visione ideale per loro, parola di Zia Tibia. 

Nightbooks, tratto dall’omonimo romanzo di J.A. White, racconta del giovane Alex, ragazzino innamorato del macabro e talentoso scrittore horror in erba, che dopo un evento spiacevole non del tutto chiaro (non all’inizio) decide di smetterla con quelle sciocche fantasie, bruciare i suoi racconti e crescere. Non ha purtroppo fatto i conti la perfida strega Natasha (Krysten Ritter): Alex viene rapito, portato in un appartamento da cui si può uscire, ma dotato di un’enorme biblioteca comprensiva dell’intero scibile horror a memoria d’uomo, e lì obbligato dalla strega a raccontarle ogni sera una storia di paura. Insieme a lui, c’è anche una bambina, Jasmine, costretta a fare da sguattera a Natasha, e una bellissima sphynx di nome Lenore, spia personale della strega e dotata di invisibilità. 

A dirigere il baraccone, perché di baraccone (detto assolutamente non in senso dispregiativo) si tratta, troviamo il regista di Brightburn, che dopo aver collaborato con Gunn, questa volta firma un film prodotto da Sam Raimi con la sua Ghost House Picture. Certa gente ha tutte le fortune. 
O forse il buon Yarovesky è semplicemente degno di fiducia, un regista versatile, in grado di trovarsi a suo agio in qualsiasi filone: tutto si poteva dire di Brightburn tranne che fosse un horror per famiglie, categoria in cui, al contrario, Nighbooks rientra appieno. E non fatevi ingannare dall’apparente semplicità della storia, dal suo procedere in maniera tutto sommato lineare, e dal fatto che sia realizzata a misura di bambino: sono tutte cose difficilissime da concretizzare in un film, in particolare quando non si tratta di cinema d’animazione, che può per sua stessa natura aggirare con agilità maggiore gli ostacoli della verosimiglianza, valicare spesso e senza troppi danni il confine tra commedia e farsa, e infine permettersi di mostrare anche immagini inquietanti con la scusa che tanto non sono “vere”.

Il cinema horror per ragazzi con attori in carne e ossa, per quanto e per forza di cose infarcito di effetti speciali, quando si tratta di fare paura, è costretto a tenere sempre il freno a mano un po’ tirato, perché si sta rivolgendo a un pubblico giovane e impressionabile e da conquistare, non da scacciare.
Credo che questo piccolo dettaglio sia spesso tenuto nell’ombra, quando si parla di questo filone così specifico e particolare, forse perché ci piace fregiarci dei nostri traumi infantili, tipo che, ai miei tempi guardavo L’Esorcista mentre prendevo il biberon la mattina, e invece queste nuove generazioni di rammolliti, signora mia, hanno addirittura dei film fatti apposta per non turbarli eccessivamente. Eh sì, noi degli anni ’80 (sono sempre gli anni ’80) eravamo fatti di tutt’altra pasta.
Si tratta, e mi dispiace doverlo sottolineare ogni volta, di una serie gigantesca di cazzate: gli horror per ragazzi c’erano allora come ci sono oggi. Ci sembrano, nei nostri ricordi, più intensi di quelli contemporanei perché li abbiamo visti da piccoli e ci hanno spaventato. 
Ma non ci hanno allontanati dal genere, almeno non tutti noi. 

L’obiettivo di un horror per bambini deve essere quello di prendere un tenero frugoletto innocente e trasformarlo in una belva assetata di sangue. 
Mi spiego, che qui prendete tutto alla lettera: film come Tremors, The Witches, I Gremlins, ma anche per i più grandicelli Beetlejuice, sono stati per molti bambini dei portali d’ingresso in un mondo meraviglioso, sono stati i primi film a insegnarci che avere paura è bello, se questa paura la sperimenti in un ambiente controllato e, a una certa età, resa in maniera tale da essere gestibile e comprensibile. Altrimenti, il rischio è che non ti avvicini mai più a un horror per tutto il resto della tua vita. Per cui, l’elogio del trauma infantile da cui siamo usciti rafforzati nello spirito è una storiella che ci raccontiamo da soli allo scopo di ammantare di una patina quasi eroica la nostra infanzia. È un meccanismo normale, ma non ci autorizza a liquidare con un’alzata di spalle un horror per ragazzi come Nightbooks. 

Che ha tutti gli elementi per rappresentare una tappa importante nell’avvicinamento di un ragazzo al cinema fantastico in generale e a quello dell’orrore in particolare: ha le sue scene spaventose, ha una distinzione netta tra bene e male, per cui la strega è cattiva, uccide i bambini senza mostrare alcun rimorso, e anzi, godendoci visibilmente nel far loro del male; i giovani protagonisti sono spesso messi in situazioni di pericolo reale, ma comunque a misura di infanzia, nel senso che un adulto capisce benissimo che non succederà niente di irreparabile, ma un loro coetaneo sta giustamente in apprensione. L’immaginario è cupo e angosciante: una prigionia eterna, che ti svuota per gradi dei sentimenti, della speranza e di ciò che ti rende umano, e tutto per soddisfare i capricci di una creatura potente e malvagia. Ci sono poi delle ragioni ben precise per cui Natasha è quella che è, e vanno proprio a scardinare il concetto di trauma infantile che fortifica e agevola il passaggio all’età adulta. Le idee non mancano, insomma, e sono accompagnate da un’estetica coloratissima, da un ritmo sostenuto e da tre interpretazioni eccellenti. 

Credo tuttavia che la trovata più interessante del film sia quella delle storie che Alex racconta alla strega tutte le sere, che in parte lo rendono quasi un horror a episodi, in parte conferiscono un valore enorme alla creatività e al concetto stesso di narrazione, non solo come mezzo per salvarsi la vita (e questa è storia vecchia, anzi, antica), ma per esprimere noi stessi anche quando tutti ci dicono che è sbagliato. 
Alex decide di smettere di scrivere dopo una brutta esperienza: si sente un emarginato e un freak perché lui è naturalmente attratto dalle storie spaventose e la sua immaginazione lo porta a inventarne sempre di nuove. È un narratore, così lo chiama Natasha sin dalla prima sera, ma soprattutto è un narratore di racconti dell’orrore. 
Tutto il film si fonda sul fatto che non c’è nulla di male in questo, tutto il film è un incoraggiamento a proseguire lungo la strada della paura senza ascoltare chi ti dice che è arrivato il momento di cresce e gettare nel cestino il tuo quaderno pieno di storie. E io credo che faccia bene, ogni tanto, sentirsi dire che l’amore nei confronti dell’horror non solo ti aiuta a tornare a casa vivo, ma fa di te una persona migliore. 

17 commenti

  1. Nell’horror ci si avvicina sempre per gradi,non siamo mai fatti e finiti,si inizia sempre con dei film decorati da qualche elemento creepy per poi sfondare più avanti direttamente nel genere horror! Se lo chiedi a me Lucia,ti direi che la mia prima esperienza con il macabro,rientra in territorio Disney con il bellissimo film di Walter Murch “Nel Fantastico Mondo Di Oz” del 1985!

    1. Però quello è seriamente traumatico. Credo lo sia in maniera involontaria, nel senso che alla Disney non avevano idea dell’orrore cosmico che stavano creando. Visto in sala, incubi per settimane. È anche vero che ero tanto tanto piccola.

      1. Bè,diciamo che avevo una buona attitudine di mio con lo spaventoso,ma si effettivamente hai ragione Lucia era piuttosto inquitante,come d’altronde lo sono molte favole che se le vai a leggere mettono la pelle d’oca!

    2. Mamma mia che bomba atomica “Nel fantastico mondo di Oz”. Sì, alla Disney gli deve essere sfuggito di mano, sembra quasi un sabotaggio! Sarebbe interessante frugare nella storia produttiva di questo film…

  2. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Belle riflessioni sull’horror per ragazzi. Io vidi Pet Semetary al cinema , non so se avessi 14 anni.Ti dirò. Ho un rapporto sereno con la morte pure grazie a quello 😀
    A proposito Di S.King e di quello che ha scritto Fabio, mi sa che ha una piccola fissazione con Oz :D…Cominque ADORO i film come questo.

  3. Luca Bardovagni · · Rispondi

    @LucyintheSkywithDemons: sai cosa mi terrorizzò da bimbo? Biancaneve della Disney, l’originale del ’37. CUPO.

    1. Biancaneve mise moltissima paura anche a me. Mi portarono a vederlo al cinema che ero minuscola e da allora ho problemi molto seri con gli alberi di notte 😀

  4. Davide Locatelli · · Rispondi

    Aspetto con ansia venerdì.

  5. Davide Locatelli · · Rispondi

    Secondo te da che età è adatto?

    1. Ma io direi dagli otto-nove anni in su!

  6. Parlandone a livello locale, le nuove generazioni dovrebbero avere più possibilità di confrontarsi con l’horror (nei tempi e nei modi adeguati) e col fantastico in generale di quanta gliene lascino i film che si presumono essere realizzati appositamente (male) per loro: è sconfortante constatare come, di fronte a qualcosa di brillante e sfaccettato come Nightbooks, da noi difficilmente si riesca ad andare oltre a roba come i vari “Me contro te” di Leuzzi (guarda caso, con l’entusiastico plauso di quel Moige così attento ai traumi infantili)…
    P.S. Terrore infantile in Casa Disney? Direttamente da Fantasia del’40, nello specifico la sequenza Una notte sul monte Calvo 😱

    1. Ma qui da noi, si sa, il cinema per ragazzi è automaticamente cinema per imbecilli, non se ne esce.

  7. A me spaventò un sacco la parte finale di Roger Rabbitt, quando il giudice finisce sotto la schiacciasassi e poi si rialza.
    Dopo quello ho avuto il terrore delle maschere di gomma per anni.

    Invece a 6 anni vidi Beetlejuice, che non mi spaventò per nulla, anzi, lo rividi mille volte (“e mi sganascio dalle risate tutte le porche volte che me lo vado a rivedere!”), film che col passare degli anni mi sono reso conto avermi influenzato davvero tanto.

    La cosa assurda da cui invece ero terrorizzato erano spot pubblicitari di Twin Peawks, quel tema musicale ai tempi per me erano incubi sicuri…
    E mi ritrovo ora ad aver visto 3 volte tutta la serie, che bizzarria la vita XD

    1. Sai che anche a me terrorizzavano gli spot di Twin Peaks? Ma proprio me la facevo sotto.

    2. Vi racconto questo aneddoto. Io ricordo perfettamente a memoria il trailer di Phenomena. Credo anche perché lo passavano spesso in TV. Mi ricordo le sequenze “in negativo”, l’inquietudine che mi attirava, le musiche pazzesche (per me piccino) e poi credo che il resto lo facesse Jennifer Connelly (di cui da bambino ero letteralmente innamorato, ma in quel modo in cui non sai ancora niente ma ti scombussola dentro:-). E ricordo che volevo a tutti i costi andarlo a vedere ma non si poteva. Da grande sarebbe diventato il mio Argento preferito.

  8. Vi aspettavo 😉
    Film divertentissimo e non solo.
    Il “cinema per ragazzi/e” (fatto bene, come Satana comanda, lol) horror o altro, è il mio preferito.

  9. Sembra molto carino

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