The Empty Man

Regia – David Prior (2020)

Un film sfortunato, imperfetto e smodatamente ambizioso, ovvero il cittadino perfetto di questo blog. Diretto nel lontano 2017 dal regista di backstage (soprattutto, ma non solo, per David Fincher) Prior, The Empty Man resta in naftalina per oltre due anni, a causa dell’acquisizione della Fox da parte della Disney, e quando è finalmente pronto per essere distribuito, arriva la pandemia e deve essere di nuovo posticipato. Esce in poche sale a ottobre del 2020, lo vedono in pochi, ma in compenso lo stroncano in tanti, e va a finire che lo snobbano più o meno tutti.
Lo avrei fatto anche io, se non fosse stato per qualche commentatore (credo Blissard, ma non ne sono sicura al 100%) qui che mi ha chiesto cosa ne pensassi, e se non fosse stato perché molti miei contatti su Letterbox ne hanno cominciato a parlare bene, sottolineando in particolare un elemento spesso assente nell’horror contemporaneo, sempre più orientato verso storie piccole e minimali: la vasta scala, a livello quasi epico, degli avvenimenti narrati.
A quel punto, il film ha ottenuto la mia attenzione, perché, nonostante l’horror goda di ottima salute, un po’ mi mancano, all’interno del genere, delle storie di ampio respiro, quelle che ancora si potevano trovare nell’horror tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del secolo, roba come Il Tocco del Male, per intenderci.

Sono storie che non puoi realizzare a livello indipendente, perché richiedono soldi, location differenti, tanti attori. Un esempio recente, e guarda caso, un altro flop commerciale, di questo tipo di produzione è La Cura dal Benessere; non sono né blockbuster né piccoli film indipendenti dall’estetica minimale. L’impressione è che questo tipo particolare di film non abbia più un mercato; di certo non ha più dei finanziatori, perché non è profittevole come un horror a basso budget e non ti riempie le sale come un film di supereroi.
In altre parole, The Empty Man è davvero una rarità, quasi l’ultimo della sua specie, a meno che i recenti stravolgimenti dei meccanismi di fruizione non riportino in auge film che gli somiglino. Staremo a vedere. Per il momento, occupiamoci di The Empty Men, che è già abbastanza complicato di suo, perché, tanto per cominciare, è tre film in uno.

C’è un prologo, lungo circa una ventina di minuti, che precede non solo i titoli di testa, ma addirittura l’apparizione del titolo stesso del film, e pare completamente scollegato da ciò che vedremo poi; c’è una sezione centrale da teen horror soprannaturale a base di leggende metropolitane, e c’è una terza e ultima parte in cui The Empty Man si trasforma in un film su culti millenaristici e apocalittici. Il filo conduttore resta comunque l’Empty Man del titolo, e forse il mezzo fallimento del film potrebbe risiedere nella scelta di puntare tutto su di lui, portando molti spettatori potenziali (me compresa) che si trattasse di una specie di creepypasta horror, sul modello dei pessimi Bye Bye Man e Slender Man. Posso assicurarvi che non c’è nulla di più distante dalla realtà.

Il prologo è ambientato in Bhutan, sulle montagne dell’Hymalaya, negli anni ’90. Due coppie di amici che fanno trekking hanno un incidente dalle conseguenze a dir poco spiacevoli e ci introducono alla figura sinistra dell’Empty Man. Ora, questo prologo, preso a sé stante, sarebbe già un magnifico cortometraggio che tanti registi pagherebbero pur di riuscire a realizzare. Senza fare uso di jump scares di alcun tipo, costruisce un’atmosfera di terrore puro, quasi sullo stile de Le Montagne della Follia. Capiamo subito che l’entità nascosta tra neve e crepacci è seriamente pericolosa e, quando arriviamo ai giorni nostri e facciamo la conoscenza del vero protagonista del film, l’ex poliziotto James LaSombra (James Badge Dale), crediamo di conoscere già la direzione in cui si muoverà la storia.
E invece no, cambia tutto: LaSombra deve indagare sulla scomparsa di un gruppo di adolescenti e, allo stesso tempo, fare i conti con il suo traumatico passato. Comincia a delinearsi uno stile che è quasi quello di un noir, ma inserito in un contesto da classico teen slasher. E ancora non ci siamo, perché The Empty Man abbandona dopo neanche una quarantina di minuti la strada delle leggende metropolitane e dei riti di passaggio all’età adulta e se ne va per la tangente, svelando la sua reale ambizione.

A quel punto, l’anima profondamente noir del film esce fuori in tutta la sua potenza, la trama da lineare si fa spezzettata e ogni inquadratura è pervasa da un’aura ambigua, come una sorta di nebbia atta a confondere protagonista e spettatore. Forse è proprio qui che il film ha perso una parte di pubblico, anche perché bisogna ammetterlo: non tutto l’ingranaggio funziona come dovrebbe e, a fronte di potentissimi suggestioni visive e di un immaginario dell’orrore di alto livello, la sceneggiatura (opera dello stesso Prior, che il film se lo è anche montato) non è così solida da sostenere la struttura barocca e pesante del film. Per cui sì, capisco chi è rimasto sconcertato: si tratta comunque di un horror che dura la bellezza di due ore e un quarto, un minutaggio che un qualsiasi produttore definirebbe suicida per poi imporvi di tagliare via almeno mezz’ora.

Molto probabilmente sarebbe andata così, se a qualcuno fosse interessato qualcosa di The Empty Man. Chi lo sa, trovarsi incastrato nel bel mezzo dell’acquisizione da parte della Disney non è stato poi questo dramma: nessun executive della casa del Topastro ci ha messo le mani sopra ed è stato distribuito senza mutilarlo, dato che nessuno pensava di poterci fare dei soldi sopra. Non sarebbe né la prima né l’ultima volta in cui la Disney butta un film nella pattumiera per disinteresse.
Dispiace soltanto perché Prior ha delle ottime idee e il suo film trabocca letteralmente di ottime idee, magari messe insieme in maniera un po’ confusa, ma quando ci sono quelle, e trovano un budget adeguato a trasformarle in visioni, può passare in secondo piano la coerenza narrativa, soprattutto se si tratta di un horror soprannaturale.

Prior, lo dicevamo in apertura, è un allievo di Fincher, è stato sul set con lui a girare i backstage di gran parte dei suoi film, e si vede che lo ha osservato con estrema attenzione: c’è parecchia dell’atmosfera di Seven in The Empty Man, ci sono soluzioni estetiche che ricordano da vicino il Fincher degli anni ’90 per la scelta dei colori lividi e la capacità di trasformare ogni sequenza in un incubo a occhi aperti, ma allo stesso tempo con una simulazione di realismo così perfetta da rendere impossibile rifugiarsi nell’innocuo onirismo. Ha questo modo, Prior, di chiudere le sequenze lasciando sempre qualche secondo di troppo di inquadratura vuota, come se dovesse succedere ancora qualcosa, e a livello subliminale, è un espediente per tenere sempre lo spettatore sulla corda. Sarà una banalità, ma The Empty Man è forse uno degli esempi più fulgidi nel cinema recente di ciò che di solito si definisce “film ben girato”.
È una sorpresa, perché non siamo davvero più abituati a questo modo di fare cinema, ci spiazza, lo riconosciamo a stento, eppure ogni tanto una lezione di stile ci vuole e ci fa anche bene. Dategli un’occasione, sono due ore e un quarto ben spese.

9 commenti

  1. Letizia · · Rispondi

    Molto interessante, da recuperare!
    Eccomi con un’altra domanda: “I plot twist migliori di sempre” che funzionano anche riguardando più volte lo stesso film.
    Grazie 😉

  2. Blissard · · Rispondi

    Ciao Lucia,
    ricordi bene, fui io a citartelo qualche tempo fa auspicandomi di leggere una tua recensione. La tua rece è perfetta, devo confessarti che a me è piaciuto moltissimo un po’ perchè mi aspettavo una bioata, un po’ perchè come dici giustamente tu il suo essere quasi un “kolossal” dell’orrore lo differenzia nettamente dagli horror che vanno per la maggiore oggi. Non ho le tue competenze in ambito tecnico, e per questo mi rassicura che anche tu lo consideri un film fatto proprio bene tecnicamente.
    Ha un sacco di difetti, e onestamente li ho amati tutti 😀

  3. Davvero una bella sorpresa questo film…mi ha conquistato fin dall’inizio e, nonostante qualche difetto anche da te elencato,la sua potenza abbinata al mistero e al fascino della storia,lo rendono uno degli horror più interessanti degli ultimi tempi 😊👍

  4. Grazie perché mi hai sbloccato!
    Da una parte mi frenavano i motivi elencati, dall’altra mi incuriosiva perché Prior ha comunque un curriculum bello sostanzioso, anche se nessun lungometraggio.

    La durata non la ritengo un problema, mentre l’ambizione la trovo necessaria per avere un “creepypasta d’autore”.
    Spostando il paragone su altro genere, mi ha fatto pensare un pochino ad alcuni esempi di film di supereroi non in linea con i canoni Marvel degli ultimi anni.

    Qualche problemino di coesione si nota. Mi ha stonato un po’ l’uso delle bottiglie nella riunione dello scantinato. Insomma, capisco che è così che si evoca, però davvero le bottiglie? (non so se imputarlo a una scelta ironica, perché in realtà il film si prende molto sul serio).

    Però non mi verrebbe da considerarlo solo per le imperfezioni, come è stato fatto finora. Quale film non le ha? (Quello che dà il titolo al blog ^^, ma via, ci siamo capiti.)

  5. Imperfetto e smodatamente ambizioso. Detestato istintivamente da tutti e perciò il mio preferito. 😀

  6. E’ stata una visione strana, che ho fatto in due tempi dopo un primo tentativo serale dove probabilmente ero troppo stanco per apprezzarlo in pieno. Come dici tu sono tre film, che presi separati mi sarebbero piaciuti tantissimo, e che coinvolgono tra l’altro un cast notevole di facce note nel genere (mi sono già troppo affezionato alla Ireland). Però la somma dei tre scricchiola ed è davvero un peccato, mi è sembrato come se la presenza del “mostro” non riuscisse davvero a coniugarsi bene con i temi nichilisti e apocalittici del resto del film.
    Alla fine il film mi è piaciuto, ma mi ha lasciato la voglia insoddisfatta di vedermi un horror con strane divinità ambientato in montagna, uno slasher e per finire un bel film su apocalissi e culti capaci di alterare la realtà.

  7. altroquandopalermo · · Rispondi

    E’ da considerare anche l’origine cartacea di The Empty Man, ispirato a una miniserie a fumetti di Cullen Bunn (uno degli autori di punta su “Deadpool”, strano ma vero). Era sfuggito anche a me. E considerato il lavoro che sto svolgendo sulla storia dei fumetti trasposti al cinema, era una seria lacuna. Devo ringraziarti ancora. Il tuo blog per me è come l’ossigeno (vale anche per il podcast).

  8. Luca Bardovagni · · Rispondi

    Una cosa su questa piccola perla imperfetta: da speleologo, la (piccola) scena di grotta (un antro più che altro…mi sembra un ramo fossile,non credo sia una cavità di lungo sviluppo) in cui trovano…ciò che trovano…E’ girata tutta GIUSTA da un punto di vista speleologico, anche come nodi e tecniche di discesa, illuminazione , tutto.
    Le cose “questo non si può fare in speleologia” in the Descent non tolgono nulla al capolavoro che è e non mi hanno assolutamente tolto mezzo grammo di goduria nella visione. (Anche perchè se avessi anche solo dentro di me iniziato a criticarlo per questo probabilmente non sarei diverso da quell’essere collettivo e aberrante chiamato fandom). Però ho apprezzato la cura del particolare, ecco.
    Visto ieri sera, ovviamente grazie a te, i difetti li hai già elencati ma in qualche strano modo anche il minutaggio monste passa via liscio. Poi oh, incongruenze e roba alla “che cazzo succede” le faceva anche Lynch in forma…

    1. Guarda, se io vedo un film ambientato sott’acqua con tutta la subacquea sbagliata, ma è un bel film, non me ne frega niente. Però, quando fanno tutto per il verso giusto, provo un sottile piacere, quindi ti capisco 😀

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