Anything for Jackson

Regia -Justin G. Dyck

Succede che un regista, famigerato per aver diretto, lungo il corso di tutta la sua carriera, soltanto commedie natalizie per la tv, si mette in combutta con Shudder e tira fuori una delle più originali variazioni sul tema esorcismo e casa infestata del cinema horror recente.  Quando si dice i miracoli di Natale…
Qui mi tocca continuare a tessere le lodi di Shudder, il servizio di streaming dedicato esclusivamente all’horror e precluso a noi italiani perché viviamo nel paese del sole, come diceva il buon Mario Bava: quando alla fine del mese stenderemo qualche bilancio, vedrete che i film prodotti da Shudder avranno un ruolo importante nel definire questo strambo 2020. Molto più rispetto agli horror di Netflix, tanto per fare un esempio. Ma la differenza sostanziale tra le due piattaforme sta nel budget: i progetti originali Shudder sono sempre film a basso costo, spesso si tratta di esordi o, come in questo casto, di professionisti alle prese con la loro prima prova di genere; gli investimenti di Netflix non sono paragonabili a quelli di una realtà tutto sommato piccola e di nicchia come Shudder. Eppure non si ha mai la sensazione di trovarsi di fronte a prodotti di natura amatoriale. È tutto molto curato, il cast è di prima scelta, almeno per i ruoli principali. E se i comprimari a volte lasciano un po’ a desiderare e il reparto vfx non è il massimo cui si potrebbe aspirare, ce ne faremo tutti una ragione, perché Shudder può permettersi di osare e sperimentare di più dei suoi ricchi colleghi.

Anything for Jackson è la storia di due anziani coniugi, Audrey ed Henry Walsh (rispettivamente Sheila McCarthy e Julian Richings) che si danno al satanismo per superare il lutto della morte del loro nipotino, Jackson. Entrati in possesso di un antico libro pieno di formule in latino, cominciano a pasticciare con rituali di resurrezione e scoprono che, trovando l’ospite adatto, possono far tornare Jackson in vita. Si dà il caso che Henry sia medico e che, da poco, sia diventata sua paziente una giovane donna incinta, sola e senza parenti.
I due simpatici signori la rapiscono e si apprestano a compiere il rituale che, in teoria, dovrebbe far finire l’anima in pena di Jackson nel corpo del nascituro. Ma non sarà una cosa facile o indolore.

Si parla quindi di un esorcismo al contrario: non bisogna liberare il corpo di un posseduto, ma attuare il procedimento inverso, con l’ausilio di un demone molto poco amichevole. Quello che i Walsh non sanno e che, una volta invocato il demone e scelto l’ospite, si riverseranno nella loro casa le anime di parecchi defunti, tutte intenzionate a impadronirsi del bambino in procinto di venire al mondo. La povera mammina, Shannon, non è altro se non uno strumento, e il suo destino è il sacrificio a Satana un istante dopo la nascita dell’ospite.
Per questo, lo dicevo prima, Anything for Jackson è sia un film di possessioni demoniache sia un film di infestazioni malevole. I fantasmi che lo popolano non sono affatto evanescenti o pacificati: fanno paura, sono violenti e pericolosi, hanno un aspetto orribile e si caricano sulle spalle gran parte degli spaventi di cui il film è ricco.

Lo hanno descritto come un ibrido tra Rosemary’s Baby e L’Esorcista, e in effetti, soprattutto il primo, ci sta: i satanisti anziani e borghesi possono in qualche modo ricordare i Castevet del film di Polanski. Eppure, va fatta una distinzione che, secondo me, è determinante ai fini della comprensione del film: Audrey ed Henry sono brave persone, e sono dei dilettanti allo sbaraglio. Niente in confronto alla luciferina pianificazione della gravidanza satanica di Rosemary. Qui si improvvisa sperando di non combinare disastri eccessivi e, puntualmente, i disastri accadono, perché non c’è davvero la volontà di compiere il male, ma soltanto un dolore insopportabile e un vuoto altrettanto grande da colmare. Il sentimento che prevale è la tristezza per queste vite grigie votate al male non per scelta, ma per necessità.
È anche, in parte, una storia d’amore: tutto quello che Henry fa lo fa per Audrey, non tanto per l’impresa disperata e innaturale (ricordate Pet Sematary) di resuscitare il nipotino, ma per non far impazzire sua moglie.  

Anything for Jackson funziona proprio perché non si adagia sulla classica rappresentazione degli anziani nel cinema dell’orrore, il più delle volte completamente mostruosi o completamente ridicoli: il regista, quando usa l’umorismo, lo fa in maniera molto delicata, senza calcare troppo la mano. Si sorride guardando i Walsh che cercando di mantenere le buone maniere con una donna incinta legata al letto e chiusa in cantina, ma non è la risata sguaiata che fa dei due protagonisti l’oggetto dello sberleffo; c’è una componente di tenerezza, che a volte vorremmo noi per primi non provare nei loro confronti, anche perché la loro determinazione, la loro mancanza di empatia nei confronti di Shannon, fanno gelare il sangue nelle vene. Ecco, è l’ambiguità il punto forte del film. Non riesci a detestare del tutto i Walsh, ma in un certo senso provi pietà per loro, non ti schieri dalla loro parte, ma li capisci.

In tutto questo, tuttavia, l’unica a non esercitare alcuna forma di controllo sulla situazione è Shannon: sia per i Walsh sia per i fantasmi sia per un altro personaggio che entrerà in gioco un po’ più tardi e il cui ruolo non posso rivelarvi. Shannon non ha voce in capitolo su quello che gli altri stanno facendo del suo corpo, e non vorrei cedere alla tentazione di lanciarmi in interpretazioni troppo ardite di quello che è, in definitiva, soltanto un ottimo B movie, ma la pretesa di tutti gli attori in campo di accampare dei diritti sul corpo di una donna è abbastanza sinistra, e non credo sia messa lì a caso, soprattutto se si pensa che i due anziani timorati del demonio rappresentano, in un certo senso, il rovesciamento di una coppia fortemente religiosa, con la loro fede cieca che sfiora il fanatismo.

Sappiamo tutti che l’originalità non è un prerequisito fondamentale quando si parla di cinema, e di cinema horror in particolare, ma quando un regista riesce a essere davvero originale bisogna tributargli i giusti onori: Anything for Jackson prende tutta una serie di tropi molto consolidati e li combina in modo inedito, risultando così una boccata d’ossigeno puro: è imprevedibile nei suoi sviluppi, abilissimo nel calibrare gli elementi e nel mescolare i generi, crudele e spietato quanto basta, e con una sensibilità non banale quando deve affrontare temi complessi come la perdita, il lutto, il dolore e la vecchiaia.
Speriamo ora che Dyck la pianti con le commedie natalizie e si dedichi all’horror in pianta stabile.

5 commenti

  1. film molto interessante, incuriosito 🙂
    invece, sto shudder cos’è? produttore, sceneggiatore…

  2. Visto ieri sera anch’io e mi è decisamente piaciuto. I limiti di budget non si percepiscono affatto nel comparto tecnico, quanto nello sviluppo narrativo non sempre consequenziale, quasi che alcuni snodi siano stati “bypassati” per l’impossibilità di girare (o rigirare) scene di raccordo. Cosa che comunque dà persino un po’ di fascino aggiunto alla pellicola 😀
    Non ci avevo pensato proprio al parallelismo riguardo al controllo del corpo femminile, caratteristica sia dei più ferventi cattolici che dei satanisti; una riflessione brillante la tua.

    1. Sì, è vero: mancano le scene di raccordo e, ogni tanto, il passaggio ai flashback non è chiarissimo, soprattutto il primo flashback, quello coi corvi, ci ho messo quei 30 secondi per capire che era un flashback 😀
      Non so quanto sia voluto il discorso sul corpo femminile, eh. Solo, il film mi ci ha fatto pensare.

      1. La tua riflessione calza non poco, direi (considerato di cosa parla Anything for Jackson e del modo in cui lo fa, l’intenzionalità del discorso non è da escludere).
        Continua pure a tessere le lodi di Shudder 😉 , chissà che non si decidano finalmente a prendere in considerazione pure noi italiani, così “solari” come siamo…

    2. Luca Bardovagni · · Rispondi

      Bhé questa tematica c’è già in Rosemary’s Baby per dire. Il cui finale (oddio credo che per nessun amante dell’horror sia spoiler) l’ho sempre visto come un RIAPPROPRIARSI del frutto del proprio corpo, fosse pure l’Anticristo, dopo che per tutto il film la protagonista è stata reificata.
      P.s.-Anche io non avevo idea di cosa fosse Shudder…:D

Rispondi a Blissard Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: