Slaughterhouse Rulez

Regia – Crispian Mills (2018)

Una settimana all’insegna della leggerezza, questa, perché non ho voglia di nulla di troppo impegnativo, mi distraggo facilmente e ho l’ansia. Per fortuna arriva in mio soccorso la horror comedy britannica che vede riuniti sullo schermo dopo parecchi anni Simon Pegg e Nick Frost, anche se i due condividono una sola scena anche molto breven e, lungi dall’essere i protagonisti, si ritagliano i ruoli di comprimari di lusso, a sostegno di un cast di giovani attori. Insieme a loro troviamo anche Michael Sheen, che si ama a prescindere da qualsiasi considerazione oggettiva, e avrete servita sul piatto d’argento chiamato Netflix un simpatico passatempo da quarantena.
A dirigere e scrivere il film c’è Crispian Mills, che con Pegg aveva già lavorato per la commedia, questa volta fantascientifica, A Fantastic Fear of Everything. Già che ci siamo, anche quella sarebbe un simpatico passatempo da quarantena: i film britannici di questo tipo sono come una coperta calda in cui scivolare quando ci si sente smarriti. Non deludono mai, a patto di sapere a cosa si va incontro, logico. Una formula di intrattenimento divenuta ormai abbastanza collaudata e anche un po’ standardizzata, ma comunque efficace.

La Slaughterhouse del titolo è un esclusivo collegio sperduto nella campagna inglese, tra laghi e boschetti idilliaci, dove finisce suo malgrado il nostro protagonista Don Wallace (Finn Cole), spedito lì dalla madre dopo la morte del padre. La scuola è retta da un rigido sistema gerarchico basato su un endemico bullismo, accettato e incoraggiato dalle autorità per tenere in riga gli studenti; come se non bastasse, il preside ha stretto un accordo con una società di fracking che trivella allegramente il terreno circostante alla ricerca di gas. E voi lo sapete meglio di me che, in un horror, quando si va a scavare nel sottosuolo, emergono sempre cose spiacevoli. In questo caso, sono dei mostri a metà tra i mastini di Ghostbusters e delle nutrie giganti, usciti fuori da una voragine e intenzionati a massacrare alunni e corpo docenti.

Non vorrei tuttavia illudervi troppo: l’attacco delle creature occupa soltanto la parte finale del film, una mezz’oretta di gioiosi massacri e inseguimenti nei tunnel, mentre tutto il resto è dedicato alle vite dei ragazzi, mentre si costruisce, anche troppo lentamente, la progressione narrativa che porterà alla fuoriuscita dei mostri.
È quindi più una commedia adolescenziale che un horror vero e proprio, nonostante non manchino i momenti splatter, perché l’interesse di MIlls è rivolto soprattutto al paradosso costituito dall’estremo privilegio e dalle altrettanto estreme vessazioni in cui si svolge la routine quotidiana degli studenti dell’istituto.
Ora, se da un lato questo è un pregio del film, che non mira a essere soltanto uno spettacolo di macelleria, dall’altro è anche un punto debole, perché non tutti i personaggi sono scritti in modo interessante, e non di tutti loro ci interessa.

Il protagonista, per esempio, attraversa il film nel più assoluto anonimato, è privo di carisma e caratterizzazione ed è identificato solo dal suo innamorarsi all’istante della bella della scuola, interpretata da una Hermione Corfield che, pur essendo sempre molto capace, qui si limita a fare tappezzeria e a ricambiare, senza alcuna motivazione plausibile, i sentimenti del ragazzotto ultimo arrivato. Per fortuna, a reggere la baracca ci sono i comprimari, e soprattutto un favoloso Asa Butterfield che ha l’unica storia personale degna di questo nome di tutto il cast, e sfugge agli imperversanti cliché dando al suo personaggio un’aura di malinconico scazzo che mi ha ricordato Malcom McDowell in If, tra l’altro apertamente citato. E, se non avete visto If, cosa ci state a fare qui a leggere le mie stronzate? Correte a procurarvelo.

Credo che If sia un punto di riferimento tenuto a mente da Mills per tutta la parte “realistica” del suo film: al netto dei problemi di caratterizzazione sopra elencati, Slaughterhouse Rulez offre una serie di ottimi attacchi molto ben assestati al concetto di autorità e alle nozioni di gerarchia e obbedienza che sono l’impalcatura dell’istituto in cui l’azione si svolge. Ma non solo; c’è anche un gradevole sotto testo ecologista che non guasta mai e, in generale, un bell’afflato anarcoide che culmina in una liberatoria ventata di distruzione. Sono tutti elementi ricercati e voluti, all’interno di una commedia che strappa qualche risata, a volte va a vuoto, altre tende un po’ a scadere nel demenziale, ma alla fine è così ben strutturata che scivola via fluida e si guarda con piacere. Come dicevo prima, simpatico intrattenimento da quarantena, ma con una marcia in più, rappresentata dallo sguardo distaccato e amaro tipico del cinema britannico.

Quando nell’ultima mezz’ora arrivano finalmente i mostri e si scatenano, MIlls alza parecchio il ritmo e il film comincia a correre e non si ferma più. Com’è ovvio, ogni riflessione viene accantonata e si pensa esclusivamente a salvarsi la pelle dal doppio pericolo costituito dalle creature da un lato e dal bullo della scuola dall’altro, intenzionato a mondare l’istituto dalla presenza di “checche e plebei”.
Gli adulti sono un contorno sacrificabile, ma sono sufficientemente gigioni e spassosi: Sheen nel ruolo dell’avido e corrotto preside, Pegg in quello dell’insegnante umano e anche troppo affezionato ai suoi studenti, e Frost, che gioca a fare il solito adorabile fattone.
Tra braccia strappate di netto, riferimenti neanche troppo velati a Shaun of the Dead (Pegg con la mazza da cricket non può far pensare a niente altro), orge in costume da antichi romani interrotte nel modo più traumatico possibile, e tentativi poco riusciti di addomesticare le creature, il divertimento è garantito.
Di più, in questi giorni, è davvero impossibile chiedermi. Spero di tornare a breve a occuparmi di roba più seria. Di averne almeno la forza.

3 commenti

  1. C’è da dire che gli inglesi gestiscono bene anche lo scazzo più totale. C’è sempre un minimo di dignità nelle loro opere che le salva dalla scemenze imbarazzanti di altri prodotti. A me sanguinano ancora gli occhi dopo la visione di Brutti e Cattivi, per esempio.

    1. Eh, ma pure tu te le cerchi! 😀

  2. Giuseppe · · Rispondi

    Ci sarà tempo per tornare a occuparsi di roba più seria… nel mentre, va benissimo il riuscire a disimpegnarsi un po’. E con il collaudato stile british c’è perlomeno la garanzia di un disimpegno divertente (nonché di una certa classe, se ci si permette di citare nientemeno che il film di Lindsay Anderson) 😉 Per non parlare del fatto che, pure come comprimari, Pegg e Frost rimangono sempre un bel ri-vedere…

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